I’ve seen it all. There is no more to see.
E’ come se ormai avessi visto tutto ciò che c’è da vedere.
Sono futurista nel senso che sono conscio del fatto che il futuro è l’unico tempo in cui possiamo andare. Lo sono perchè resto convinto che la scienza e la tecnologia abbiano reso l’uomo potente. Lo sono perchè credo che l’impatto – che so – dell’invenzione della macchina a vapore sull’umanità sia stato infinitamente superiore a quello di due millenni di teologia.
Internet mi ha reso libero, facendomi capire che non vi è nulla di pericoloso nella circolazione delle idee, anche di quelle più malate. Non occorre censura: ci penserà la libera discussione ad isolarle, quell’antico esercizio socratico che oggi qualcuno chiamerebbe, in modo reazionario, relativismo imperante. A tal proposito, mi piace ricordare che il contrario di relativismo è assolutismo, e dove domina il pensiero unico la libertà langue.
Eppure, a separare la gente dalla presa di coscienza c’è una battaglia elettronica che forse non può essere vinta.
L’unica azione
che fai senza esitazione
non è indicativo
è imperativo:
accendi la televisione!
Già, la televisione. Che importa se l’oscurantismo avanza, seminando zizzania e intolleranza; che importa se l’illegalità quotidiana è tollerata e incoraggiata, mentre si prendono provvedimenti fascisti in nome della sicurezza. La televisione non lo dice, però – intanto – si premura di mostrarci le immagini del Papa che fa trekking in Australia. Anche quel poco che ci viene fatto vedere, poi, è presentato come se potessero esistere due versioni di ogni cosa. Dimenticandosi che uno dei doveri del giornalismo è quello di informare, ossia esporre fatti. Non gossip. Non inutili e truculenti dettagli di cronaca, al fine di deviare l’indignazione (ormai intorpidita) del cittadino su altri e più facili bersagli. E soprattutto, non la versione data dal politico A del fatto X, immediatamente seguita da quella del politico B che dice l’esatto contrario.
Senza l’accesso da parte di tutti ad una libera informazione non saremo mai liberi. Finchè qualcuno continuerà a decidere cosa deve passare per i nostri schermi e cosa no, finchè qualcuno potrà manipolare l’informazione in modo da mettere tutto nella luce a lui più conveniente, saranno i media (e chi li controlla) a plasmare il nostro futuro.
Il destino di una nazione
si decide alla televisione!
Dipende tutto dalle riprese
il futuro di un paese!
Il destino di una nazione
dipende tutto dalla religione
si gioca tutto nelle chiese
il futuro di un paese!
Come se davvero la battaglie della Chiesa, quelle su cui effettivamente investe energie e potere politico, avessero la benchè minima importanza per il destino dell’Italia. Se un domani sparissero i crocifissi dalle aule, o gli insegnanti di religione dalle scuole, cambierebbe qualcosa? No. E se anche qualche cambiamento ci fosse, sarebbe probabilmente in meglio.
Avanti, generazione elettronica.
A parte la sindrome del “verso l’infinito ed oltre” vien da dire che scrivi bene ^^.
Che vuoi farci? Sono pur sempre un futurista.