Senza aggiungere altro.
Life Tends To Come And Go
6 11 2008I won’t share you, no
I won’t share you
with the drive
and the dreams inside
this is my time
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Friendship and Cigarettes
17 10 2008Non ho mai fumato, e questo è un fatto noto e consolidato. Malgrado questo, mi ritrovo a provare nostalgia quando ripenso a certe pause sigaretta insieme a te. Spesso non erano che un mero intermezzo tra il niente ed il nulla, ma era piacevole uscire e sedersi a parlare sui gradini davanti allo studentato. Ora tu non sei più qui con me, e sono costretto a cercarti in altra gente. Non posso più sgridarti per tentare di rimettere amichevolmente la tua vita in carreggiata, e forse non ne sarei nemmeno più in grado. Da allora sono sceso di qualche gradino: ti stupiresti.
A ben pensarci, ci invidiavamo a vicenda. Tu avresti voluto la mia noia, ed io il tuo brivido. Ma in realtà entrambi non avremmo potuto sopportare di vivere l’esistenza dell’altro.
Paradossalmente, ora, la tua assenza mi è perfino necessaria. Ci sono molte cose che devo fare prima che sia troppo tardi, e tu lo sai meglio di chiunque altro. Ma voglio che tu sappia che, sebbene nel mio solito modo malato, non ho voltato le spalle alla mia natura. L’obiettivo è lo stesso di sempre, ma mi sono reso conto che nella vita per ottenere ciò che si vuole spesso non è sufficiente essere anime candide. Occorre sporcarsi le mani.
Grasp at straws that don’t want grasping
Gaze at clouds that come down crashing
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Just Push Play
16 10 2008Ricominciamo, semplicemente.
Andremo avanti finchè si potrà, finchè avrò cose da dire e le parole adatte per dirle. Senza aggiungere altro.
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No Need For Words / Miracles
12 09 2008A volte vorresti dire qualcosa, e poi arriva una canzone che ti toglie ogni bisogno di parlare.
La canzone è questa, ed io ho detto tutto.
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The Songs That Made You Cry, The Songs That Saved Your Life
28 08 2008Mi rendo conto di spararla grossa, ma forse c’è una canzone che in futuro potrebbe prendere il posto che There Is A Light That Never Goes Out degli Smiths ha nella mia vita.
Questa.
I tempi, però, non sono ancora maturi. O così mi pare.
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Possibilities (Auf Achse)
26 08 2008Una settimana di blackout. Me ne scuso.
La verità è che giovedì scorso, per l’ennesima volta, ho saltato il fosso e sono tornato a Berkeley. A parte le persone, tutto è come l’avevo lasciato. La mia stanza, i miei libri, il mio ufficio sono sempre stati lì ad attendermi. Molte delle persone che mi avevano accompagnato in tutto questo tempo, sfortunatamente, no.
Questo però ci turba relativamente: abbiamo imparato che la vicinanza è un concetto relativo, quantomeno nello spazio. Forse una volta subivamo i continui spostamenti, li percepivamo come allontanamenti, se non come vere e proprie fitte al cuore. Ma ora siamo cresciuti. Viviamo in un’era di comunicazione globale, il che ci consente di essere continuamente reperibili per le persone che riteniamo importanti. Alla vita che ci separa noi possiamo porre rimedio. Ed al Caso possiamo opporre una volontà precisa. Incontrandoci.
In summa, so che c’è molto da ricostruire, ma in ogni singolo sorriso che mi viene rivolto vedo già un potenziale mattone. E so che comunque le persone che contano ci saranno, finchè io sceglierò di esserci.
Svegliandomi al mattino, mi rendo conto che molte sono le cose ancora da fare, ed ancora di più le persone da conoscere. Fuori dai massimi sistemi, nel quotidiano, sono l’unica verità che abbiamo. Spero solo che il tempo mi basti.
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Number 23 / Beat the Clock
19 08 2008(dovevo parlare anche di questo, prima o poi)
Da quattordici giorni esatti provo un fortissimo desiderio di mentire quando mi si domanda quanti anni ho. Non so neppure perchè. Però so che, se lo facessi, la farei franca.
* * *
Non sono mai riuscito a liberarmi della sensazione del Tempo che scorre. Quando vado a letto non mi abbandona, ed è con me quando mi sveglio. E’ l’unico nemico da battere, quello che so di non poter sconfiggere se non correndo più veloce di lui. Se mai ho avuto un rimpianto, fino ad ora, è stato quello di averne perso. Rimorsi non ne ho. e se anche ho bruciato qualche ponte alle mie spalle, non me ne sono mai pentito.
* * *
Sulla Bellezza in tanti anni ho imparato una sola cosa. Puoi vederla lampeggiare negli occhi di uno sconosciuto su un treno affollato, o può travolgerti nel più meraviglioso tramonto a cui tu abbia mai assistito; ti ci puoi imbattere tanto in una galleria d’arte quanto in un desolato paesaggio. Ma per quanto tu possa dare fondo ai tuoi sforzi per circondartene e farne una costante della tua vita, non potrai mai fondare la tua esistenza su di essa. E questo perchè è tanto inumana quanto volatile, e quando viene a mancare non ha pietà.
* * *
A volte penso che l’assenza di una vera vocazione nella vita sia in effetti ciò che può rendermi davvero libero. Il problema è sempre lo stesso, ovvero scegliere cosa fare della propria libertà conquistata con le unghie e con i denti.
A questo non ho risposta.
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A.I.
20 07 2008Sono perso in un’odissea elettronica fatta di linee di comando e messaggi che non arrivano a destinazione. Alcuni subliminali, altri decisamente meno. E dire che per una buona metà del mio mondo (se non di più), numeri e bits sono assolutamente irrilevanti. Certe cose resteranno sempre incodificabili.
I’m waiting for that final moment
you’ll say the words that I can’t say
E sì, sono conscio che man mano che passa il tempo i miei scritti su questo blog somigliano sempre di più ai discorsi di Alberto Camerini nei momenti di maggiore spolvero.
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Mondovisione
12 07 2008I’ve seen it all. There is no more to see.
E’ come se ormai avessi visto tutto ciò che c’è da vedere.
Sono futurista nel senso che sono conscio del fatto che il futuro è l’unico tempo in cui possiamo andare. Lo sono perchè resto convinto che la scienza e la tecnologia abbiano reso l’uomo potente. Lo sono perchè credo che l’impatto – che so – dell’invenzione della macchina a vapore sull’umanità sia stato infinitamente superiore a quello di due millenni di teologia.
Internet mi ha reso libero, facendomi capire che non vi è nulla di pericoloso nella circolazione delle idee, anche di quelle più malate. Non occorre censura: ci penserà la libera discussione ad isolarle, quell’antico esercizio socratico che oggi qualcuno chiamerebbe, in modo reazionario, relativismo imperante. A tal proposito, mi piace ricordare che il contrario di relativismo è assolutismo, e dove domina il pensiero unico la libertà langue.
Eppure, a separare la gente dalla presa di coscienza c’è una battaglia elettronica che forse non può essere vinta.
L’unica azione
che fai senza esitazione
non è indicativo
è imperativo:
accendi la televisione!
Già, la televisione. Che importa se l’oscurantismo avanza, seminando zizzania e intolleranza; che importa se l’illegalità quotidiana è tollerata e incoraggiata, mentre si prendono provvedimenti fascisti in nome della sicurezza. La televisione non lo dice, però – intanto – si premura di mostrarci le immagini del Papa che fa trekking in Australia. Anche quel poco che ci viene fatto vedere, poi, è presentato come se potessero esistere due versioni di ogni cosa. Dimenticandosi che uno dei doveri del giornalismo è quello di informare, ossia esporre fatti. Non gossip. Non inutili e truculenti dettagli di cronaca, al fine di deviare l’indignazione (ormai intorpidita) del cittadino su altri e più facili bersagli. E soprattutto, non la versione data dal politico A del fatto X, immediatamente seguita da quella del politico B che dice l’esatto contrario.
Senza l’accesso da parte di tutti ad una libera informazione non saremo mai liberi. Finchè qualcuno continuerà a decidere cosa deve passare per i nostri schermi e cosa no, finchè qualcuno potrà manipolare l’informazione in modo da mettere tutto nella luce a lui più conveniente, saranno i media (e chi li controlla) a plasmare il nostro futuro.
Il destino di una nazione
si decide alla televisione!
Dipende tutto dalle riprese
il futuro di un paese!
Il destino di una nazione
dipende tutto dalla religione
si gioca tutto nelle chiese
il futuro di un paese!
Come se davvero la battaglie della Chiesa, quelle su cui effettivamente investe energie e potere politico, avessero la benchè minima importanza per il destino dell’Italia. Se un domani sparissero i crocifissi dalle aule, o gli insegnanti di religione dalle scuole, cambierebbe qualcosa? No. E se anche qualche cambiamento ci fosse, sarebbe probabilmente in meglio.
Avanti, generazione elettronica.
Questo post è stato gentilmente ispirato da Mondovisione dei Righeira.
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